La Cuba di Alejandro - Arrivano i falchi

  


Mesa redonda d’eccezione stasera, sembra d’essere tornati ai tempi della Baia dei Porci, arrivano gli imperialisti in barca dalla Florida, arrivano i liberatori. State a casa che è meglio, cosa ci venire a fare, vi è già andata male quando eravate organizzati bene, adesso credete di partire in dieci e poter cambiare regime con un colpo di mano? Siamo alla frutta se dobbiamo affidarci ai fanatici che partono da Miami, cari miei, ne hanno ammazzati quattro, altri feriti, catturati, identificati. Dice che uno di loro era ossessionato dall’idea di abbattere il regime castrista, una sorta di Catone caraibico che si aggirava per le strade di Miami e a tutti quelli che incontrava gli ammollava un bel Delenda Cartago! solo che al posto di Cartago ci metteva Cuba. Ci mancavano pure i pazzi sulla lancia con i fucili di precisione e le mitragliatrici, questi pensano che Cuba non abbia un esercito, una polizia, forse credono che i cubani si gettino sul Malecón per accoglierli a braccia aperte come fossero liberatori. Se arrivate a casa di Yoani Sánchez ci sta che lei vi offra caffè italiano servito in tazzine dorate con biscottini al burro, inglesi originali. Noi poveri disperati nemmeno arroz con frijoles e caffè con chicharo, guarda. Intervento armato contro il governo cubano, dicono. E intanto mandano le avanguardie a spaventare, ma il solo sentimento provocato è ironia condita di sarcasmo per tanta stupidità manifestata. Il regime cubano sia ridotto in polvere e gettato nella spazzatura della storia, tuonano gli anticastristi da Miami, gente parecchio peggiore dei castristi avaneri, più  meno stessa merda, guarda, cambia solo la gradazione del colore. E chi ci governa se ne va in giro per il mondo, chiede aiuto all’Italia, al Vaticano - da quanto son comunisti s’inginocchiano in Chiesa - e il ministro tuttofare Bruno Rodríguez assicura che arriveranno aiuti dal Messico, dal Brasile, dalla Colombia, dalla Russia, che Cuba (dicono) non resterà sola. Non è dato sapere di quale Cuba si parli, la mia Cuba è sola da un pezzo e conta di restarci per molto, può fare a meno della Cuba che sognano a Miami, anche se vorrebbe liberarsi della Cuba di Cabeza blanca e del Cangrejo, che non incantano più nessuno. Non vogliamo i falchi di Miami - più che altro sembrano avvoltoi - non vogliamo vederli volare sopra le nostre case. Non crediamo in un governo che parla sopra le nostre teste, non ci consulta neppure ma finge di prendersi cura di noi. Vorremmo cambiare le cose da soli, ma ci manca la forza. E intanto, per far scorrere il tempo, fabbrichiamo sigari e rum da vendere ai pochi turisti che restano, attendiamo qualche pesos dall’estero, vaghiamo come zombi in mezzo alla spazzatura che si accumula lungo i boulevard. Triste fine della mia povera Avana.

 

27 febbraio 2026

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