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La Cuba di Alejandro - Cuba, Donroe Edition

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La luce se n’è andata prima dell’acqua.   Poi è toccato al pane, alla benzina, alle pastiglie. La dottrina ha cambiato nome all’anagrafe:   prima si chiamava embargo, adesso si chiama Donroe. Fa schifo uguale, solo con più consonanti.   Le grandi catene alberghiere fanno il check-out.   Valigie in spalla, lasciano letti vuoti e piscine secche.   Senza turismo, senza petrolio, senza antibiotici.   Gli ospedali non operano perché manca tutto,   soprattutto la corrente per accendere una lampadina.   I neonati muoiono con la delicatezza di un apagón .   Non ci sono incubatrici, non ci sono garze, non ci sono scuse.   E voi ancora lì a parlare di ideologia   come se la fame avesse tessera di partito.   Non potete affamare un popolo per salvare una teoria.   Cosa cazzo volete da noi?   Che diventiamo capitalisti?   Lo siamo da tempo, solo che nessuno ci ha aggiornato il profilo.   Vendiamo il corpo,...

La Cuba di Alejandro - La trattativa di Cabeza Roja

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  Adesso Cabeza Roja punta il dito contro un vecchio.  Lo chiama criminale davanti alle telecamere del mondo.   È vero. Raul Castro, ministro della difesa di un’isola stanca,   trent’anni fa ordinò ai suoi MiG di falciare il cielo.   Caddero due Cessna. Dentro c’erano quattro uomini.   Americani. Si facevano chiamare Hermanos al Rescate.   Ma per L’Avana erano solo invasori,   mosche cocciute sullo spazio aereo di uno Stato indipendente.   La storia, come sempre, dipende da dove metti i piedi per guardarla. Ora il baratto è apparecchiato sul tavolo dell’Impero.   Io ti do una cosa, tu mi dai una cosa.   Ecco cento milioni di dollari, li chiamiamo aiuti umanitari,   hanno il profumo buono del pane e delle medicine.   In cambio vogliamo una testa. Una testa sola.   Quella di un Castro. Il capro che espia per tutti,   per il socialismo, per la miseria,...

La Cuba di Alejandro - Adesso ce ne stiamo al buio

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Adesso che il governo l’ha annunciato mi sa che è vero. Sono finite le scorte di carburante. Caro Cabeza blanca , meno male che me l’hai detto tu, se no da solo chissà come avrei fatto, non l’avrei mai intuito. Poi l’ha ribadito anche il ministro delle energie e delle miniere - chissà quanto lavoro deve avere, non abbiamo energia, non abbiamo miniere - un certo Vincente, che non l’avevo mai sentito parlare prima. Non c’è petrolio, non c’è gasolio, non c’è olio combustibile, non c’è benzina. A Cuba la benzina si chiama petrolio, capita che giornalisti poco avvezzi allo spagnolo facciano casino, ma va bene lo stesso, tanto ormai chi li legge. Tutti a scrollare filmini sui social, ma che non durino più di venti secondi, mi raccomando, altrimenti scocciano. Settimane che me ne sto in casa sul divano, la vecchia Lauda ferma sotto le scale del cortile, serbatoio vuoto, mi sa che ci son venute pure le ragnatele. Adesso ce ne stiamo al buio tra queste stanze, ce ne stiamo al buio persino sul M...

La Cuba di Alejandro - Cronaca annunciata dell'Avana

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Fumetto di Hernan Henriquez (Gugulandia) Adesso, dicono,   adesso Trump si ricorda di Cuba.   State a vedere che ti combina. Prima finisce l’Iran —   una firma, un tweet, un tuono.   Poi scalo a Roma:   due sberle al Papa sull’altare,   perché il Vaticano è troppo lento.   Un caffè con la Meloni,   litigano sul conto,   poi lei gli indica la rotta:   barra a dritta, capitano,   dritto verso la mia Cuba. E bomba o non bomba,   lui all’Avana ci arriva.   Malgrado noi,   malgrado i santi e i comitati,   come ritornello stonato   di una vecchia canzone   che nessuno vuole più cantare. Marco Rubio già ne parla in Vaticano,   benedice la crociata in doppiopetto.   La mia Cuba comunista,   giurano, domani si sveglia   protettorato fasciocattolico,   con madonne in divisa ...

La Cuba di Alejandro - Morire per la patria

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  Morire per la patria è vivere , canta la Bayamesa. Adesso lo canta anche Cabeza blanca . Morire per la patria è semplicemente morire, scrive un piccolo scrittore cubano, soprattutto quando è inutile. Morire adesso, per questa patria, è da fessi, aggiunge il solito scrittore che vive in Centro Avana, tra i bidoni di spazzatura ricolmi e il puzzo di merda agli angoli delle strade. I cubani morirebbero per difendere la patria da un’invasione statunitense, dice Cabeza blanca . A parte che non accadrà mai una cosa simile, non ci sarà nessuna invasione, Marco Rubio sa bene come colonizzare Cuba in modo indolore. In ogni caso non so da dove ti venga tutta questa certezza sull’ardore guerriero dei cubani rimasti a vivere sull’isola. Un’isola che si spopola, gente che scappa, carceri pieni di dissidenti, persone che muoiono di fame e che passano le giornate tra un apagón e l’altro. Cabeza blanca sostiene che tutti morirebbero per difendere la patria. Una patria che costringe i suoi f...

La Cuba di Alejandro - Moriremo castristi

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  Sandro Castro, il nipote di Fidel! Bene o male moriremo castristi, a quel che vedo. Gli eredi al trono vengono tutti dal nobile lignaggio famigliare, discendono da Raúl, di fatto comanda sempre lui - baluardo rivoluzionario - tramite il fantoccio di Cabeza blanca , gestito come un burattino senza fili. Ma adesso i fili stanno per essere recisi, a vantaggio di chi non è dato saperlo, pure se scommetto sul Cangrejo , il nipotino prediletto. Ho già detto quel che so intorno a Raúl Guillermo, non è un politico ma un abile affarista, se la dice con Marco Rubio e Cabeza roja lo vedrebbe bene a capo d’un’isoletta paradiso per turisti nordamericani. Certo, la famiglia è grande, accontentare tutti non è facile. Per esempio c’è un tipo bislacco come Sandro Castro, nipote di Fidel, barista indipendente con licenza di sfrecciare in Mercedes sul lungomare dell’Avana, autorizzato a dire che il governo del buon Cabeza blanca non vale una Cristal (famosa birra locale) e che i cubani vorrebb...

La Cuba di Alejandro - Signori imperialisti, abbiamo molta paura

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  Virgilio  Piñera   Signori imperialisti, noi non abbiamo nessuna paura! Tuonavano un tempo i cartelli sul lungomare. Adesso non ne vedo più, sono scomparsi lungo la strada che porta al Campo Sportivo Latinoamericano, subito dopo il Tunnel, quindi alla playa Santa Maria fino al golfo di Guanabo. Adesso leggo che i signori imperialisti sono bene accetti, anche se cubani della diaspora, i signori imperialisti potranno investire, accedere ai finanziamenti, costituire imprese e lavorare sull’isola, anche se non sono residenti. Qualcosa è cambiato, pare. Forse, aver consentito prima l’arrivo di valuta pregiata e capitali stranieri avrebbe risolto qualche problema, lo dico sottovoce, sono consapevole di non sapere, visto che non ho mai studiato economia. Un altro annuncio del governo parla di disponibilità a risarcire i capitalisti espropriati di terre e aziende dopo il trionfo della Rivoluzione (lo scrivo con la R maiuscola per abitudine). Non abbiamo alcuna paura, Ca...