La Cuba di Alejandro - Cronaca annunciata dell'Avana
Adesso, dicono,
adesso Trump si ricorda di Cuba.
State a vedere che ti combina.
Prima finisce l’Iran —
una firma, un tweet, un tuono.
Poi scalo a Roma:
due sberle al Papa sull’altare,
perché il Vaticano è troppo lento.
Un caffè con la Meloni,
litigano sul conto,
poi lei gli indica la rotta:
barra a dritta, capitano,
dritto verso la mia Cuba.
E bomba o non bomba,
lui all’Avana ci arriva.
Malgrado noi,
malgrado i santi e i comitati,
come ritornello stonato
di una vecchia canzone
che nessuno vuole più cantare.
Marco Rubio già ne parla in Vaticano,
benedice la crociata in doppiopetto.
La mia Cuba comunista,
giurano, domani si sveglia
protettorato fasciocattolico,
con madonne in divisa
e McDonald’s in sagrestia.
Cosa volere di più per il futuro?
Abbiamo avuto il fucile,
abbiamo avuto la tessera,
avremo il rosario made in Miami.
I sogni, intanto,
stanno tutti sotterrati.
Fanno concime buono
per le palme del Malecón.
Crescono dritte.
Non parlano.
Aspettano il prossimo padrone.
Marco Rubio.
7 maggio 2026

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