La Cuba di Alejandro - L’ora del cangrejo

 


Marco Rubio e Raulito

Stiamo messi bene, è arrivata l’ora del cangrejo, il nipote di Raúl, detto Raulito, quello che comandava la scorta del comandante en jefe. Giusto la scorta, poteva comandare quel granchietto dalla mano deforme. Mandare avanti un paese alla deriva la vedo molto più dura. Pare che il nipotino d’oro vada d’accordo con Marco Rubio, sembra che di politica capisca poco o niente, di ideologia gliene importi zero, però avrebbe il pallino degli affari. Ignorante come pochi, niente a che vedere con Fidel, leggere libri non è cosa per lui - si vede dal capoccione che si porta appresso - ma trattare di fondi e investimenti gli vien bene. Scordiamoci ’o passato, come dice la canzone, dimentichiamo tutto, se siamo stati comunisti ci sarà un perché, ma non vogliamo saperlo ora, trattiamo con Rubio, avanti coi colloqui, tanto Marx mica lo conoscono i due interlocutori, non c’è pericolo. Raúl Guillermo Rodríguez Castro, gestore unico del patrimonio di famiglia, disperso in ogni dove, non solo su questa povera isoletta abbandonata al suo destino. Raulito dispone di miliardi di dollari in centinaia di conti aperti all’estero, alla faccia del nonno comunista, il più ideologo di tutti, così dicono, più del fratello Fidel. Raulito ha 41 anni, giovane rampante della famiglia Castro, figlio di Debora e d’un generale morto - pace all’anima sua - che tanto la mamma l’aveva già lasciato, il povero Luís Alberto Rodríguez Lopez-Calleja. Raulito manager della Gaesa che tutto controlla e tutto dispone, dal turismo alla sicurezza di Stato, sarebbe già potuto diventare Presidente di questa Cuba allo sbando, poteva andar bene anche lui, in fondo, carisma come cabeza blanca lo tiene anche il cangrejo. Volare verso Panama a far che, mi dico, missioni in Messico, pare che sia andato a parlare con Marco Rubio, sembra che se la intendano, son fatti della stessa pasta. Parlare del futuro, ché agli americani importa un cazzo se siamo o non siamo comunisti, quel che interessa è mettere le zampe sugli affari - leciti e illeciti - che potrebbero fare su questa povera terra malandata. Andiam bene, adesso la speranza si chiama Raulito. Non solo, confidiamo nell’esercito, mica i generali, forse nei sergenti e nei caporali, la parte più cialtrona, quella che va d’accordo col cangrejo, parlano la stessa lingua. Fate voi, guarda, di politica capisco meno di Raulito, ideologia non ne parliamo, me ne sto sul divano in attesa di tempi migliori, in fondo mi basterebbe che dall’Italia arrivasse qualche dollaro per i miei racconti.


21 febbraio 2026

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