La Cuba di Alejandro - Andiamo a Singapore
Ricordo una canzone italiana di alcuni anni fa, era arrivata anche a Cuba, vedrai che adesso torna di moda. I Nuovi Angeli la cantavano, tutte le cose trash approdano in questo paese, la tradussero persino in spagnolo. Singapore vado a Singapore / Benedette care signore… Singapore vado a Singapore / Vi saluto belle signore… E poi non me la ricordo più, roba di tanti anni fa, ero un bimbo, facevo il liceo, chi avrebbe immaginato quel che sarebbe accaduto. Il sogno di Cabeza roja è arrivato al dunque, Cuba sarà la Singapore dei Caraibi, tanto l’ha già detto “che la prenda o che la liberi non fa differenza, di Cuba faccio quel che voglio”, più esplicito di così... Gli amici (si fa per dire) della diaspora preparano l’invasione da Miami, Marco Rubio in testa, un esercito di imprenditori che hanno un sacco di idee per sfruttare Cuba - non per i cubani, per i loro interessi - tra questi c’è una famiglia che ha il nome giusto per far cose grandi in quest’isola. Si tratta della famiglia Fanjul - giuro che non vi sto prendendo in giro - per la precisione i fratelli José e Alfonso Fanjul, padroni della Domino Sugar e di Florida Crystals, magnati dello zucchero. Precisazione lessicale dovuta per chi legge, in spagnolo la j (cota) si pronuncia c, quindi Fanjul si dice proprio Fancul, nomina sunt consecuentia rerum, direbbe un mio amico che conosce il latino. Una bella famiglia di tangentari, sabotatori delle imprese di Stato cubane adesso si appresta a sbarcare sull’isola per dominare il mercato. Fancul, caro Fanjul! Pare proprio il caso di dirlo. Il progetto Singapore non riguarda solo la benemerita famiglia fanculista, no davvero, c’è Carlos Saldrigas, il più ambizioso di tutti, lui vuole trasformarci in un centro finanziario, più che Singapore una Dubai del Caribe. Ma la presunta conservazione del comunismo cosa c’entra con tutto questo? Forse il Cangrejo ha fallito la missione, ci sta che venga fanculizzato da Fanjul e da Saldrigas. Fanculo al comunismo, allora. Jorge Mas Santos dice che ci porterà il calcio da Miami, lui è il presidente dell’Inter (mica quella di Milano, eh?), così finalmente ci qualificheremo per i Mondiali che non ci siamo mai riusciti. Son queste le cose che contano nella vita. Hotel, resort di lusso, ci salveranno i nostri peggiori nemici, quelli che hanno sempre lottato per un embargo duro contro Cuba, quelli che hanno sempre cercato di eleggere il peggior Presidente, un uomo forte che ci avrebbe spazzato via dalla storia. Adesso pare che ci siano riusciti, abbiamo un bullo al potere - Cabeza roja - e con lui non si scherza. Arriverà anche la Tropix Holding Bank di Mario Baeza, investimenti sicuri e soldi a palate, ma non per i cubani che vivono sull’isola - loro (noi) resteranno (resteremo) poveri -, la ricchezza è garantita per i ricconi fuggiti dal paese il giorno in cui trionfò la Rivoluzione. Pare che cadrà solo la testa di Cabeza blanca, agnello sacrificale sull’altare d’un potere nuovo; dopo di lui non il diluvio, ma Ines Maria Chapman Waugh, ingegnere sessantenne, amica del popolo (dicono), chiamata a svolgere identico ruolo della collega venezuelana. Andare d’accordo con il bullo, la sola politica possibile per la mia povera Cuba, assecondare un folle, fargli digerire che lei è comunista (così dice) e nera, speriamo che ci riesca. Altrimenti ci resta Josefina, carta di riserva, lei mi ricorda un bagno schiuma, ché si chiama Vidal, pare che avesse già trattato con Obama, sembra che sia persino amica di Yoani Sanchez. Stiamo freschi. Quasi quasi emigro. Italia, aspettami, preparo le valigie.
21 marzo 2026

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