La Cuba di Alejandro - Un bullo di nome Trump
Da tre giorni facciamo casino per
strada, portiamo pentole e padelle, protestiamo a viva voce, sembra un teatro
dell’assurdo, come in una commedia di Beckett, aspettiamo un Godot che non
arriva. Tre giorni senza energia
elettrica in un paese tropicale non significa solo stare senza luce, ché di
sole ne abbiamo da vendere, vuol dire soprattutto il contenuto del congelatore
da gettare nel secchio, non poter usare il frigorifero, non poter conservare
gli alimenti. Non dico mica che ci manca il lusso, non parlo di condizionatori
d’aria che in casa mia non li ho mai visti, dico che non è possibile comprare
del cibo e metterlo da parte, dobbiamo acquistare solo quel che consumiamo. Sempre
che troviamo i pesos per farlo, visto che il guadagno medio d’un cubano non
supera i venti dollari al mese, quando va bene, e allora speriamo nei soldi che
arrivano dall’estero, quasi tutti abbiamo un parente in fuga da questa Cuba carente
di sogni e persone. C’è chi scrive sui muri Abbasso
il comunismo, il camajan che mi
traduce dice di stare attento, dalle sue parti la parola comunismo conserva un’accezione
positiva, potrei essere frainteso. Caro il mio italiano, per noi comunismo è
questa merda che conosci abbastanza bene, mi pare, adesso persino peggiorata da
quando alla Casa Bianca un bullo di nome Trump ci ha tolto il petrolio del
Venezuela. Qui i ragazzi non possono andare a scuola per diversi giorni - la
tanto rinomata scuola comunista - perché manca l’energia elettrica. Blocchi
stradali, cacerolazos, slogan contro
il governo, la polizia che sorveglia e reprime. Siamo alla frutta, caro mio, forse
è finita pure quella, siamo al digestivo, ma ci vuole roba forte per mandar giù
l’amaro che ci resta in bocca.
L’Avana, 10 marzo 2026

Quindi caro Alejandro devi dire chisro che se a Cuba di sta male la colpa è dell'America che vi sta facendo l'embargi da 50 anni. Non del comunismo che avrà i suoi difetti ma, questo è certo, cerca di dare più giustizia e uguaglianza.
RispondiElimina