La Cuba di Alejandro - Verso la repubblica delle banane

 

Leggo un sacco di cose scritte da lontano su questa terra dove vivo, tante non le capisco, sarà che non m’intendo di politica, sarà che l’economia non è il mio forte, sarà quel che volete ma quando mi capita di leggere che i due terzi degli abitanti di Cuba sarebbero impiegati statali mi vien da ridere. Forse chi legge e vive all’estero pensa guarda che fortuna quasi tutti hanno un posto statale, nessuno può licenziare, riscuotono la pensione dopo un certo numero di anni, ci sono ferie pagate e contributi. Tutto vero. Peccato che gli economisti autori di questi saggi dove parlano di dipendenti statali non aggiungano che gli stipendi toccano a fatica i diciotto dollari al mese mentre per sopravvivere in una città come L’Avana ne servirebbero almeno cento. Se questa è l’economia comunista che avevamo sognato, prendetevela pure, esportatela a casa vostra, non ci mancherà, ne facciamo volentieri a meno. Cuba è sola, scrive un altro analista, abbandonata al suo destino, pare che Obama avesse provato ad avvicinarsi a Fidel, avevano anche trovato una blogger destinata a benedire l’unione, passando per le mazzette della Cia. Di tanta speme adesso resta solo la blogger che ha aperto un giornale del cazzo, un foglio telematico che nessuno legge, ma lei riceve i contributi della Cia e nessuno la infastidisce, chissà perché, in un’isola dove avere un’opinione difforme dal governo è considerato un reato. Non voglio dire nemmeno come si chiama questa blogger dei miei stivali, ci avevo creduto anch’io, povero fesso che non sono altro. Cuba è sola perché anche Obama l’ha mollata al suo destino, assediato dai cubani di Miami che poi hanno fatto eleggere Trump, mentre Biden non ha fatto neppure caso alla sua esistenza, preso com’era da problemi di demenza senile. Adesso siamo arrivati al dunque, abbiamo di nuovo Trump al potere che ondeggia tra un assalto a suon di bombe stile Iran, una soluzione venezuelana tipo portarsi via il Maduro della situazione, passando per un accordo di potere, destituire Cabeza blanca e nominare un finto presidente da repubblica delle banane, uno che vada d’accordo con gli Stati Uniti, anche se continua a dirsi comunista. Il destino di questa terra è scritto, fallimento totale della rettifica al comunismo e abbandono del socialismo di Stato con aperture al mercato per accogliere a braccia spalancate il progetto nordamericano. Siamo già tutti in pista per partecipare alla caccia a un posto come gestore di casini e di bische clandestine, in alternativa sale da ballo, campi da golf e bagni per spiagge tropicali. Non saremo più comunisti - lo siamo mai stati? - saremo solo arrivisti. La corsa sta per cominciare, chi ultimo arriva resta col cerino in mano. Diritti umani, socialismo e principio di uguaglianza possono attendere, adesso quel che interessa è soltanto il cambiamento.

 

L'Avana, 12 marzo 2026

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