La Cuba di Alejandro - Adesso ce ne stiamo al buio
Adesso che il governo l’ha annunciato mi sa che è vero. Sono finite le scorte di carburante. Caro Cabeza blanca, meno male che me l’hai detto tu, se no da solo chissà come avrei fatto, non l’avrei mai intuito. Poi l’ha ribadito anche il ministro delle energie e delle miniere - chissà quanto lavoro deve avere, non abbiamo energia, non abbiamo miniere - un certo Vincente, che non l’avevo mai sentito parlare prima. Non c’è petrolio, non c’è gasolio, non c’è olio combustibile, non c’è benzina. A Cuba la benzina si chiama petrolio, capita che giornalisti poco avvezzi allo spagnolo facciano casino, ma va bene lo stesso, tanto ormai chi li legge. Tutti a scrollare filmini sui social, ma che non durino più di venti secondi, mi raccomando, altrimenti scocciano. Settimane che me ne sto in casa sul divano, la vecchia Lauda ferma sotto le scale del cortile, serbatoio vuoto, mi sa che ci son venute pure le ragnatele. Adesso ce ne stiamo al buio tra queste stanze, ce ne stiamo al buio persino sul Malecón, ce ne stiamo al buio sempre, mica solo quando vogliamo scopare; per sfogliare le pagine d’un libro ci tocca usare le candele, anche se c’è passata la voglia di tutto, persino di leggere e di fare l’amore. Ospedali fermi, trasporti fermi, persone ferme - o che vanno a piedi -, c’è poco da fare. Non ci resta assolutamente niente, ha detto Vincenzino. Il petrolio russo è finito, quello venezuelano e messicano non arriva, non ci resta che capire cosa vogliono da noi, sia il governo in carica, sia Cabeza roja, per interposta persona del salvatore Marco Rubio, amico del cangrejo. Non si dorme neppure, ché di notte, fa un caldo assurdo, l’umidità appiccica che non ti dico, quaranta gradi anche al calar del sole, non abbiamo corrente, ventilatori e condizionatori sono al buio pure loro. Non possiamo lavare i panni, stirare, congelare cibi. Non possiamo fare niente. Soltanto stare al buio, magari incazzarci, che quello un poco lo stiamo cominciando a fare, sono comparse le barricate per le strade. Mia moglie sta impazzendo, in cucina non sa più cosa inventare. Ieri sera è scesa per strada con un gruppetto di amiche, hanno cominciato a picchiare su pentole di ferro, gridando che la pazienza è finita, non ne possiamo più, siamo alla frutta. Pare che adesso sia arrivata una proposta, ci darebbero cento milioni di dollari, basta che si facciano modifiche al sistema comunista. Non sarebbe mica difficile, basterebbe sapere quali, visto che il regime comunista a Cuba - come me l’hanno spiegato a scuola, come lo intendeva Marx - a me non risulta, la sola cosa che vedo è la dittatura della famiglia Castro, insieme a un soggetto non identificato, chiamato apparato, sostenuto da un esercito che tiene in mano le redini del turismo. Quindi, cari compagni del governo - la parola compagni vi si addice, tanto ormai è squalificata - cambiate prima possibile il sistema (forse sapete cosa intende il pazzo), altrimenti ci penserà lui a modificare le cose, dicono che sia pronto a bombardare, persino a sbarcare con navi e soldati, appena sbrigata la pratica Hormuz e messo a tacere il governo di Teheran.
15 maggio 2026



Ma che vuole questo T?
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